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Stefano Masci - Giochi nella formazione aziendale

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Perché oggi si fa formazione in azienda anche con i giochi, i role playing, le simulazioni e gli altri esperienziali? Per esplicitare dinamiche e stimolare consapevolezze sul perché di certi comportamenti. Per rafforzare una trattazione teorica su argomenti come la comunicazione efficace nei gruppi di lavoro, l’analisi delle dinamiche con il potere, la leadership e la followership, la gestione dei conflitti, sempre più in aumento negli ambienti di lavoro. Ma anche per affrontare le diversità di pensiero e dei comportamenti e tutto ciò che accade dentro un team e che potrebbe minare la mission aziendale.

Il volume di Stefano Masci per FrancoAngeli riporta numerosi giochi da proporre ai gruppi. Per ogni gioco viene evidenziata la difficoltà per il trainer, il materiale - spesso da realizzare in proprio - indispensabile per il gioco, le modalità di svolgimento e, in alcuni casi, delle varianti. I giochi sono costruiti secondo quelle teorie e tecniche di counseling che consentono di acquisire competenze sui comportamenti che agitano i gruppi, su cosa facilita o blocca le dinamiche, sui giochi transazionali e sulla comunicazione efficace e assertiva.

LE FRASI MAGICHE

È un lavoro di chiusura, un regalo per salutarsi, un gioco nutriente e sano. Si costruiscono delle carte ad hoc, si scrivono o si cercano in giro delle frasi evocative per il gruppo di cui si fa parte. Si dispongono le carte sul tavolo o in terra e si invitano i partecipanti ad alzarsi dalle loro sedie quando si sentono pronti. Si scelgono le carte in base a una veloce e immediata intuizione. Oppure si lasciano i partecipanti seduti e si dice loro di chiudere gli occhi e lasciarsi andare alla respirazione o alla musica di sottofondo. Si fanno passare due o tre minuti e poi si distribuiscono le carte. Ogni membro del gruppo non deve leggere la carta che ha scelto ma deve cercare un compagno con cui condividere la magia della situazione. Lo si fa alzare e girare per la stanza alla ricerca del partner. La scelta non deve essere precipitosa o banalizzata. È il momento del contatto gestaltico.

È l’esperienza entusiasmante della scelta di colui con cui si vuole condividere un momento importante. È l’esperienza frustrante dell’abbandono e del rifiuto che dovrà essere tenuta in debito conto. Una volta formate le coppie ognuno legge all’altro ciò che è scritto nelle carte e l’altro dà l’interpretazione, lavorando in positivo e lasciandosi guidare dall’intuizione. Si tratta di un’esperienza forte che ha il potere di consolidare i rapporti tra i partecipanti e l’esperienza del gruppo.

CHE HO TROVATO ? TATTO

Prendere una scatola e praticarvi due fori, adatti per infilarci una mano. Recuperare una serie di piccoli oggetti di uso quotidiano o comuni come un cucchiaino, una matita, un biglietto da visita. Munirsi di cronometro. Far scegliere a ogni squadra un suo rappresentante che dovrà riconoscere al tatto gli oggetti e un messo a cui il rappresentante comunicherà sottovoce l’oggetto riconosciuto. Il messo riporterà, correndo (dato che è un gioco a tempo) l’informazione alla sua squadra che compilerà l’elenco dei ritrovamenti.

COMUNICAZIONE PARA-VERBALE,SILENZIO

“Le parole sono preziose ma il silenzio è d’oro”. Partendo da questo principio si spiega al gruppo che dovrà stare in silenzio e non fare nulla. Si formano delle coppie e già in questa prima fase si annota cosa succede: come vengono effettuate le scelte, se si evita di formare coppie miste, gli imbarazzi, le resistenze. Si scombinano le coppie in modo che ci siano coppie miste. Le coppie si siedono una di fronte all’altra e devono guardarsi negli occhi e stare zitti per un minuto. Un lunghissimo minuto. Si annota ciò che accade. Si chiede loro come si sono sentite, cosa hanno immaginato e proiettato, le si fanno esprimere sui rispettivi partner. Quindi si contestualizza.

L’IMPORTANTE NON È QUELLO CHE DICO

Dividere il gruppo in sottogruppi di quattro persone. Ognuno scrive un lungo discorso su un argomento a scelta, ricorrendo però a parole inventate o prese da altre lingue o utilizzando una combinazione di errori semantici o grammaticali.

C’è, poi, chi leggerà ad alta voce all’intero gruppo il discorso e gli altri dovranno capirne il senso grazie all’intonazione, ai movimenti, alla prossemica. Il giro di feedback è molto interessante e divertente soprattutto nelle interpretazioni sui vari discorsi.

Fabio Traversa

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