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Muhammad Yunus - Si può fare

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Un capitalismo non più basato sul profitto. A cercare di risolvere questo paradosso è il premio Nobel per la pace Muhammad Yunus, nel suo ultimo libro dal titolo “Si può fare. Come il business sociale può creare un capitalismo più umano”, ed. Feltrinelli, 256 pagg., € 16. È il problema della povertà ad aver spinto il prof. Yunus a considerare le tematiche economiche da un’altra prospettiva.

Ordinario di economia a Chittagong, nel Bangladesh, il professore inizia a trovare sempre più insopportabile la distanza tra ciò che insegna e le condizioni disperate in cui versano i villaggi appena fuori le mura del Campus. La sua prima iniziativa? Fondare una banca per concedere credito anche a chi non era in grado di offrire garanzie sufficienti ai normali istituti di credito. Oggi la Grameen Bank fondata dal prof.

Yunus è una banca nazionale che presta soldi a 8 milioni di clienti, il 97% dei quali sono donne. La buona riuscita dell’esperimento ha spinto l’autore a costruire una teoria economica molto semplice: se il capitalismo oggi è in crisi – e non si tratta solo di crisi finanziaria, sebbene i media del pianeta non ripetano altro – la causa va ricercata nella sua visione dell’uomo come soggetto egoista alla base del cui agire sociale c’è solo e sempre il proprio personale profitto. Per il professore l’uomo è anche questo ma non solo questo. Per cui, imprese che generano profitto possono essere coerentemente affiancate da un altro tipo di aziende che perseguano fini sociali senza prevedere un ritorno economico: è quello che lui chiama “business sociale”.

Chi sarebbe disposto a finanziare questo business? “Solo negli USA – spiega Yunus – il raccolto annuale delle organizzazioni no profit supera i 1.100 miliardi di dollari”. Solo sogni? Non è così per il professore, che nel libro illustra le tante realtà di questo settore che operano nel mondo da anni e con successo.

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