
Quello che abbiamo alle spalle è stato il secolo della produzione di massa, del fordismo.
Il marketing 1.0, sviluppatosi nella prima fase dell’era industriale, doveva facilitare l’assorbimento da parte del mercato di volumi crescenti di prodotti standardizzati, messi in vendita a prezzi competitivi per consentire l’acquisto da parte della moltitudine di consumatori.
In una seconda fase, l’attuale, caratterizzata dallo sviluppo della società dell’informazione e dal Web interattivo, si afferma un concetto di marketing più complesso. Produzioni specifiche, consumi personalizzati, appartenenze di nicchia, media individuali: la “lunga coda” di Chris Anderson.
La funzione del marketing 2.0 è quella di consentire all’impresa di comprendere e soddisfare un consumatore più informato ed esigente, dotato di un potere crescente e, pertanto, protagonista fondamentale dell’economia di mercato.
Con “Marketing 3.0”, Kotler, Kartajaya e Setiawan salutano l’inizio una nuova era, naturale evoluzione della precedente. Il concetto di consumatore – scrive Walter Giorgio Scott nella prefazione all’edizione italiana – evolve verso un livello superiore. Soggetto non solo di bisogni, ma anche e soprattutto di sentimenti, valori ed emozioni. In tempi come quelli attuali, non è più possibile considerare i comportamenti dei consumatori come indipendenti da tutto ciò che si manifesta nel mondo in cui essi vivono.
Come già teorizzato dal guru Philip Kotler, le “quattro P” (Product, prodotto; Price, prezzo; Place, distribuzione; Promotion, promozione) non riescono più a rappresentare la complessità dell’ambiente e non permettono alle aziende di cogliere tutte le opportunità. Il nuovo paradigma è pensato e formulato in base a tre grandi forze della contemporaneità: l’evoluzione delle tecnologie della connettività e dell’interattività, la globalizzazione, lo sviluppo della società creativa.





Perché oggi si fa formazione in azienda anche con i giochi, i role playing, le simulazioni e gli altri esperienziali? Per esplicitare dinamiche e stimolare consapevolezze sul perché di certi comportamenti. Per rafforzare una trattazione teorica su argomenti come la comunicazione efficace nei gruppi di lavoro, l’analisi delle dinamiche con il potere, la leadership e la followership, la gestione dei conflitti, sempre più in aumento negli ambienti di lavoro. Ma anche per affrontare le diversità di pensiero e dei comportamenti e tutto ciò che accade dentro un team e che potrebbe minare la mission aziendale.










