Moody’s, Standard & Poor’s e Fitch: sono le tre agenzie di rating più famose del mondo, svolgono un ruolo determinante nel funzionamento dei mercati finanziari internazionali, quelle che racchiudono una serie di informazioni economico-finanziarie in un semplice indice alfanumerico (da AAA a D) che dà un giudizio complessivo su solidità e solvibilità di chi emette titoli. Ne sentiamo parlare sempre di più in tv e sui giornali. Se è facile capire la scala dei rating, lo stesso non vale per l’attribuzione del rating, cioè cosa influenza la solidità finanziaria di un’impresa e in quale modo. I loro rating sono diventati autentici incubi per debitori sovrani, autorità pubbliche, banche e imprese.
Nel suo ultimo libro edito per “il Mulino”, “Le agenzia di rating”, il docente romano Giovanni Ferri, professore di Economia nell’Università di Bari, scava nel mondo delle agenzie di rating per farci capire in modo sintetico ma esauriente la struttura, il ruolo, i punti di forza e di debolezza di un sistema che non è immune da ambiguità e conflitti di interesse.
Talvolta, specialmente con il verificarsi di crisi finanziarie internazionali la loro autorevolezza è finita sotto accusa: sono arrivate in ritardo e sono state procicliche nella crisi asiatica, non hanno previsto in tempo i mega-fallimenti di imprese come Enron, WorldCom e Parmalat.
Giovanni Ferri è stato Principal Financial Economist alla World Bank. Per “il Mulino” ha pubblicato precedentemente “L’esercito degli invisibili” (cin M.C. Chiuri e N.Coniglio, 2007). In questa sua ultima opera ha collaborato con lui la ricercatrice barese Punziana Lacitignola che ha conseguito il Msc Internazional Financial Economics nell’Università di Glasgow.




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