Nel suo breve saggio, edito da Il Mulino, Cassano individua tre paradigmi per “vedere il Sud”:
1) paradigma della dipendenza (sfruttamento);
2) paradigma della modernizzazione (ritardo);
3) paradigma dell’autonomia (Sud come risorsa critica).
La loro analisi porta l’autore a concludere che l’Italia dovrebbe capire che la partita della sua unità, ormai, si gioca solo in uno “scacchiere più ampio, quello mediterraneo”. Insomma, la questione meridionale come questione mediterranea.
Hanno allargato gli orizzonti di Cassano alcuni interventi del convegno barese dove sono stati privilegiati i temi dell’azione (tutta da realizzare) autonoma del Sud.
Alessandro Laterza: “Investimenti, servizi, cambio di mentalità, assunzione di responsabilità. Occorre poi superare la retorica della dipendenza e della rivendicazione. E lo stato faccia lo Stato”.
Il Procuratore nazionale antimafia, Grasso, ha toccato un tema che Cassano non ha avuto modo di affrontare: la legalità al Sud, una piaga contro il progresso. “Il costo della illegalità e della paura hanno contribuito ad elevare il divario dal Nord”.
Il verbo per il Sud del futuro lo coniuga la tosta Emma Marcegaglia quando invoca investimenti per la ricerca, l’innovazione, eliminando l’intermediazione degli enti locali nella gestione dei Fas e dei fondi strutturali e di quant’altro si presta alla manomorta.




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