Intervista - Parla il sociologo Enrico Finzi.
Secondo una recente indagine condotta da Astra Ricerche sono ben 17 milioni - su un totale di 41 – gli italiani che spenderanno meno rispetto al 2009 per i regali di Natale . “La crisi è reale, autentica, contemporanea”. Parola di Enrico Finzi, uno dei massimi esperti di sociologia e marketing, presidente di vari istituti di ricerca tra cui Astra Ricerche e Dream & Facts, past president TP, docente del Master in Marketing e Comunicazione organizzato dallo Studio Valletta Comunicazione.
La crisi ha cambiato le abitudini di spesa, facendo emergere un nuovo tipo di consumatore: attento e oculato.
“La crisi – sostiene Finzi - continua malgrado l’ottimismo diffuso soprattutto tra coloro che rifiutano di cogliere le difficoltà persistenti dalla maggioranza dei nuclei familiari del Paese”.
La tendenza al risparmio emerge soprattutto su alcune categorie merceologiche. Registrano un trend negativo PC, videocamere, viaggi e macchine fotografiche. Scendono anche profumi e cosmetici, borse e accessori. Interessante notare invece il trend positivo dei prodotti alimentari, al primo posto nella “classifica degli acquisti” 2010. Quasi il 30% degli intervistati prevede di spendere, per questi prodotti, di più del Natale 2009. Seguono libri con un + 9,6%, l’abbigliamento con un + 6,5% e giocattoli per bambini + 5,1 %.
Dati sicuramente poco rassicuranti secondo la sua ricerca. Come commenta questi dati?
“Non mi meravigliano. Il 64% degli italiani adulti dichiara che la propria situazione socio-economica e quella dei propri cari è pessima. La ripresa non esiste. La gente è strozzata da mutui ed è quindi costretta a ridurre i propri consumi. E’ interessante vedere che siamo in una fase di ritorno all’antica: ai generi alimentari – non dolci. E’ un modello di consumo da Italia impoverita, un po’ da anni ‘ 60.”
Tutti pazzi per smartphone, tablet, per il touchscreen che va in cucina e la tv che vive online. Eppure solo il 17% degli italiani intervistati ha dichiarato che comprerà uno di questi oggetti cult. Cosa pensa in merito?
“Nei consumi c è sempre qualcosa che è trendy, ma nell’insieme non è un dato eccezionale in termini di vendita. Piccole cifre significative indice d’innovazione. Sopravvalutiamo troppo questi oggetti di nuova tecnologia: i cellulari, ad esempio, hanno un valore molto piccolo nel breve termine. La vera tecnologia, per fare un esempio, sono le auto, perché mantengono un valore nel tempo”.
A Natale le vendite online contribuiranno a incrementare la crescita del comparto retail in Europa. Concorda con quest’affermazione?
“Le vendite online crescono e cresceranno tantissimo ma questo accade perché crescono da un punto molto basso. Le vendite online oggi contribuiscono poco, infatti, peseranno meno del 4% sul totale della spesa per i regali di Natale”.
Da un punto di vista sociologico, cosa ne pensa della corsa agli acquisti di Natale?
“I regali di Natale sono un rito. E come tutti riti sociali è difficile rinunciarvi. Alla fi ne ci sarà sempre un po’ di corsa, meno affollata: grandi visite e pochi acquisti. Più interessante è riflettere sul perché c’è la corsa, le motivazioni alla base. Perché è divertente; per dovere, ovvero ricambiare poiché si è ricevuto - o si riceverà - un regalo; perché è pressante la domanda - regali d’impulso scaturiti da un fattore emotivo. Infi ne, per auto gratifi carsi: l’autoregalo. Secondo un’altra indagine che ho condotto, in Italia, vi è un crescente egoismo da parte dei maschi adulti. Gli uomini fanno sempre meno regali. La percentuale dei “neoavari” è in forte crescita così come – e direi di conseguenza – la percentuale di coloro che si fanno un regalo: una forma di supplenza all’egoismo maschile”.




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