Università di Bari: Un dissesto che merita di essere affrontato subito.
L’anno orribile dell’Università di Bari è alle porte. Stretto tra due fuochi, l’Ateneo più grande della Puglia si appresta ad inaugurare il 2010/2011 con un disastro finanziario in pieno svolgimento e un destino reso ancor più incerto dalla riforma nazionale in corso e dalle proteste che la stanno accompagnando.
I numeri del dissesto sono noti. Sul bilancio di previsione del 2010, approvato a dicembre dello scorso anno, grava un disavanzo presunto di 52.252.783,93 euro, una sproporzione inimmaginabile tra le entrate e le uscite nella programmazione amministrativa ordinaria di un’università pubblica. A ciò si aggiunge il rischio, a chiusura dell’anno solare in corso, che le nere previsioni contabili potrebbero risultare ulteriormente appesantite da eventuali maggiori spese, che farebbero aumentare la cifra dell’attuale deficit previsto.
E’ in pieno svolgimento, dunque, una catastrofe economica che sta risucchiando gli investimenti edilizi, i fondi per la ricerca di base e perfino i servizi per gli studenti, nel tentativo di rastrellare quante più risorse possibili utili alla causa del risanamento dei conti. Il piano di rientro, mentre scriviamo, è in fase di approvazione ma le sue linee guida erano ben chiare fin dal momento dell’accertamento del disastro. Compreso l’aumento delle tasse studentesche. Il mese scorso, intanto, il Consiglio di amministrazione dell’Ateneo ha approvato il bilancio consuntivo del 2009, sacrificando 6 milioni e 200mila euro, già stanziati per una serie di investimenti, per rinforzare l’avanzo dello scorso anno.
Un risultato positivo di gestione, quest’ultimo, complessivamente pari a 35 milioni e 800mila euro che, detratta una parte vincolata, sottratta una metà che era già stata calcolata nel bilancio di previsione di quest’anno, ha permesso, a conti fatti, di rastrellare 15 milioni e 863mila euro. Somma che verrà utilizzata per coprire parzialmente il disavanzo di oltre 52 milioni, nel bilancio 2010, permettendo di evitare il ricorso a forme massicce di indebitamento, considerato che in un primo momento era stata prospettata l’ipotesi di un mutuo di 20 milioni di euro. In realtà, il mutuo si farà lo stesso.
Devolvendo, infatti, i 6 milioni e 200mila euro all’avanzo di amministrazione, sono state rinviate opere già approvate e finanziate con quella somma, in primis i lavori di ampliamento della facoltà di Farmacia, bisognosa di spazi, per un importo di quasi 3milioni e 600mila euro. Un altro milione e mezzo è stato prelevato dai fondi per il potenziamento delle facoltà scientifiche e il resto dalla ristrutturazione delle ex cliniche chirurgiche della facoltà di Veterinaria e la manutenzione di un’azienda agricola di proprietà dell’Università. Nella riunione dell’ultimo Cda, ai consiglieri è stato assicurato che quegli investimenti non andranno in fumo, ma sono rinviati fino al prossimo rifinanziamento che, però, dovrà avvenire attraverso l’accensione di un mutuo, probabilmente presso la Cassa depositi e prestiti. E’ il circolo vizioso del dissesto.




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