Indagine Gidp/Hrda – Dal 2004 a oggi il dato sull’occupazione stabile è crollato di 14 punti.
Una fotografia drammatica sull’occupazione giovanile in Italia. La percentuale dei neo laureati che entra in azienda direttamente con contratto a tempo indeterminato è passata dal 20% del 2004, al 7% circa del 2009, a meno del 6% del 2010.
E’ quanto emerge dall’XI indagine “Neolaureati & Stage 2010” condotta dalla Gidp/Hrda, Associazione Direttori Risorse Umane, che opera su un network composto da più di 2.490 direttori di area appartenenti alle maggiori realtà imprenditoriali italiane.
All’indagine hanno risposto 117 direttori del personale di aziende con sede per circa il 59% nell’Italia Nord Ovest. Nel 53% dei casi si tratta di sede italiana di multinazionale con oltre 500 dipendenti.
Gli ambiti di attività delle imprese rappresentano i principali settori economici e produttivi: meccanico ed elettronico, chimico/farmaceutico, commercio, informatica, sanità, servizi per l’ambiente e altri simili.
Ma come si entra in contatto con le aziende? La selezione dei neolaureati avviene in tempi rapidi e a basso costo: quasi il 50% del campione impiega meno di un mese e un intervistato su due spende meno di 1.000 euro.
Il canale preferenziale per entrare in contatto con i potenziali candidati sono gli uffici placement universitari (utilizzati dal 23,62%) e considerati lo strumento più efficace dal 58% del campione.
Il canale internet viene utilizzato come strumento di ricerca nel 41% dei casi, che si dividono in: 15,56% candidature spontanee, il 14,17% sito dell’azienda e 11,67% siti specializzati per la domanda e offerta di lavoro (Monster, Jobrapido e Infojobs i più utilizzati).
Alice Milia




Si tratta di un vero e proprio “manuale di sopravvivenza” per il risparmiatore. Una guida semplice e pratica per indirizzare quelle scelte d’investimento che privilegiano la sicurezza del capitale, garantendo tuttavia un’adeguata remunerazione dei valori accantonati. Crisi economica, instabilità dei mercati finanziari, manovre correttive con tassi sempre più pesanti e tagli alle pensioni, infatti, ci costringono a salvaguardare il nostro patrimonio dall’inflazione, sottraendoci a pagare più imposte del dovuto e commissioni sempre più salate agli intermediari finanziari e alle banche.









